[...] eliminate la speranza, che serve solo a lamentare il limite e a comprare i sogni
Trentacinque anni e dieci giorni, pensarlo ma non crederlo.
L'isolamento di giugno è stato meno salvifico di quanto credessi, ma ha spalancato le porte ad un nuovo periodo di me stessa che davvero credevo di non vedere mai più, e chissà mai se riuscirò a continuare a vederlo.
Intanto subisco logiche assurde che non posso combattere, e faccio la spettatrice mentre altri decidono con leggerezza di gran parte della mia vita.
L'altra parte, quella che non credevo davvero di avere, è ancora troppo fresca per essere venduta al mondo, va ancora coccolata, osservata, nutrita, sperando che cresca e diventi gigante come sento che potrebbe, ma che forse non sarà. Perchè rimango comunque profondamente sbagliata, c'è qualcosa di me che non quadra e non quadrerà mai, me lo dimostrano per l'ennesima volta i pensieri allucinanti in balia delle onde della crisi: come posso arrivare a tutto questo e sentirmi ancora in grado di guardare con candore, perchè non riesco proprio a vomitare per sempre la paura, la sfiducia, il dubbio?
E tu che hai paura più di me, che ostenti lontananza ma continui a stare lì, nonostante tutto, continua a respirare pianissimo ma resta qui accanto, in modo che possa sentire che vivi, e che forse esisti anche un po' per me.
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