Oh, blackout, I gotta know where you’re from, what are you trying to tell me I don’t know
Avrei tante di quelle cose da dire che non me ne esce nemmeno una. I giorni continuano a rotolare senza sosta, le emozioni si susseguono, i respiri si incrociano, accavallano, mescolano per poi dividersi per sempre.
Vorrei disperatamente, almeno per una sola, ultima volta, che mi abbandonasse il disincanto, che mi travolgesse il candore, la favola, una bugia. Vorrei svegliarmi domani e credere ancora che un mondo migliore sia possibile, che le persone che amo siano immortali, che esista l'amore e l'amicizia vera, che io sia una persona buona e giusta, che non invecchierò mai, che comunque vada sarà un successo.
Invece continuo a crogiolarmi nei soliti, sfiancanti errori, quasi me ne compiaccio, continuo a correre senza guardare indietro per paura di vedere cosa lascio, o cosa mi ha lasciato, continuo a buttare avanti quello che non voglio sapere, non voglio toccare.
Il bilancio è fortemente in perdita. Ma io continuo a voltare la testa in tutte le direzioni, a sorridere per poi azzannare alla gola tutto e tutti. E infine, guardo la foto dietro di me, penso che tra otto giorni è giusto un anno che non ci sei più e mi accorgo che non riesco ancora a tamponare, che il 23 starò fuori tutta la notte, butterò via il mio tempo a non pensare, tornerò all'alba in ginocchio stordita dalla vita, dal sentire, dal dolore che più getto in fondo e più torna sù.
Forse devo soltanto aspettare che finisca questo mese che odio, e magari sarò più lucida.
Magari.